GUARRATO
Il toponimo a cui fa riferimento l’odierna frazione di Guarrato del comune di Trapani, è recente e risale alla fine del secolo XVIII, allorquando molto verosimilmente nel luogo si installò una famiglia di borgesi marsalesi, denominata Guarrato.
Tuttavia il toponimo “Guarrato” potrebbe anche trarre la sua origine dal siciliano guarratu , così come sostiene il Caracausi nel suo “Dizionario onomastico della Sicilia”. Guarratu sarebbe, secondo tale studioso, una variante di quadratu <quadrato>. Da qui il toponimo Guarrato (cfr. IGM 257 IV N.O.).
Un quadrato di case, un caseggiato a forma di quadrato o una pura coincidenza col cognome Guarrato che sostiene il Caracausi è presente nelle province di Palermo e Trapani?
Un’altra piccola variante è costituita dal cognome palermitano Guarrata che il Caracausi trova documentato in due atti notarili della fine del secolo XIII. Nel Notaio De Citella vi sono un Ursellus de Guarrata ( I 36 – anno 1286) ed un Thomasius de Guarrata ( ib. II 224 – anno 1299).
In verità, Guarrato, geograficamente, è una pertinenza di un luogo molto più grande, il cui toponimo, Fontanasalsa, ma nel periodo arabo Misilcharari, si fa risalire al tardo medioevo.
Misilcharari, ovvero Manzil al charari, è un manzil arabo, ossia luogo di sosta dove si scende da cavallo (quindi una stazione di posta), ma è anche e soprattutto un piccolo casale a somiglianza di moltissimi altri di cui era punteggiata la Sicilia nel periodo arabo.
Dopo il periodo Arabo diventa baronia, precisamente verso la metà del secolo XIII e appartenne ai De Sigerio (poi Sieri Pepoli) e in seguito, ai Fardella di Fontanasalsa, i quali, infine, nel ‘600 vendettero una parte del feudo, il “marcatu di petritagliati” ai ricchissimi Marassi di Genova, che divennero Duchi di Pietretagliate, titolo poi ereditato dagli Alliata.
Guarrato, con le altre pertinenze limitrofe di Bona dei Cerami ( così denominata perché vi si abbonava la pianta del lino, ovvero vi si mazziava il lino in un luogo che era ricco di spandenti d’acqua) confina con il Manzil al Giafar (ovvero Misiligiafari ovvero Paceco)
Con il Manzil al Escemmu (ovvero Misiliscemi) e poi con Marausa (pascolo povero). È attraversato da una lunga strada che porta verso il mare, la via della Falconeria o Falconara, la cui denominazione risale ai ricordi del periodi imperiale di Federico II.
Falconara era rinomato per la caccia del falcone ed è famoso nella storiografia siciliana perché nel suo territorio si svolse la battaglia della Falconaria tra gli Angioini e gli Aragonesi, il 1° dicembre del 1299, durante la guerra del Vespro.
Guarrato conserva una delle più belle Chiese campestri del Trapanese, che risale alla seconda meta del secolo XIX (1869), con ampia scalinata e campanile. Vicino alla Chiesa sorge il vecchio baglio dei Coffa, con strutture architettoniche particolarmente interessanti, che andrebbe tutelato e restaurato.
La contrada è ricca di bagli, dai nomi particolari, come il “baglio dei dannati”, (di recente ribattezzato “baglio dei redenti”) che attrae per la curiosa denominazione. Anticamente le ville campestri (così venivano chiamate la frazioni istituzionalmente dai Comuni) erano sfornite di servizi, sia idrici che fognature o comunque di altro tipo, ed erano sempre attanagliate dalle intemperie meteorologiche, per il quale motivo chi stava in quel baglio era proprio “un dannato della terra”, per dirla alla Frantz Fanon.
Prof. Alberto Barbata